NordVPN indaga la privacy online: gli italiani si sentono davvero al sicuro?

I dati personali sono ormai parte integrante di quasi ogni attività online, eppure in molti si chiedono ancora quanto controllo abbiano davvero sulle proprie informazioni una volta condivise. Per capire come viene percepita la privacy digitale in Italia, NordVPN ha intervistato un campione rappresentativo di utenti internet, indagando abitudini digitali, gestione dei dati personali e fiducia online. Ecco cosa è emerso.

18 mag 2026

7 min di lettura

La percezione della privacy online in Italia nel 2026

Privacy online: la percezione degli italiani

Se da un lato gli italiani mostrano una forte fiducia nel digitale, soprattutto nei pagamenti online, e un buon livello di consapevolezza sulle modalità di raccolta e gestione dei propri dati da parte di servizi online e piattaforme social, dall’altro restano molto attenti ai rischi legati alla privacy. Inoltre, la maggioranza degli intervistati si aspetta di essere informata tempestivamente in caso di compromissione dei propri dati personali.

Ecco le principali evidenze del sondaggio:

  • Il 69% degli italiani dichiara di comprendere come i servizi online e le piattaforme social raccolgono e utilizzano i propri dati personali.
  • Il 68% si sente sicuro nell'inserire le informazioni di pagamento sui siti di e-commerce.
  • Il 61% ritiene di avere il controllo su come i propri dati personali vengono gestiti online.
  • L’88% afferma che vorrebbe essere informato immediatamente nel caso in cui i propri dati personali venissero compromessi.
  • Il 70% dichiara di rivedere o modificare regolarmente le impostazioni di privacy sui siti web e sulle app che utilizza.

Anche a un primo sguardo, questi dati descrivono un Paese ormai abituato alle transazioni digitali, allo shopping online e ai servizi basati su app. Tuttavia, emerge un elemento contrastante: il divario tra la fiducia nei pagamenti digitali e il controllo dei propri dati personali. In altre parole, la comodità non sempre si accompagna a una reale consapevolezza delle scelte legate alla privacy.

L'Italia nel contesto globale

Nel contesto dei 23 mercati analizzati, l’Italia non registra risultati particolarmente brillanti, soprattutto per quanto riguarda il sentimento di controllo dei dati personali. Taiwan, Messico, Canada, Regno Unito e Paesi Bassi evidenziano percentuali superiori in quasi tutte le dimensioni indagate, dalla consapevolezza sulla gestione dei dati online alla percezione di controllo sui dati sensibili, dalla confidenza digitale alla capacità di mitigazione dei rischi.

Tuttavia, l'Italia si posiziona in modo più favorevole rispetto ad altri Paesi europei quali la Germania e il Belgio. Relativamente alle notifiche di violazione dei dati, l'Italia si distingue con l'88%, superando Stati Uniti (86%), Paesi Bassi (87%), Giappone (77%), Corea del Sud (84%), Germania (76%) e Belgio (82%).


La privacy nel resto del mondo

Sebbene ogni mercato abbia una propria storia, emergono diversi trend sulla privacy a livello globale:

  • La notifica immediata in caso di violazione è l'aspettativa più diffusa. La richiesta di avvisi tempestivi è particolarmente forte in Norvegia (96%), Danimarca (94%) e Svezia (93%), mentre Giappone (77%) e Germania (76%) mostrano valori più contenuti.
  • America Latina e Asia Orientale spiccano per la gestione attiva della privacy. Messico (82%), Brasile (79%), Taiwan (75%) e Hong Kong (76%) si distinguono per la frequenza con cui gli utenti controllano impostazioni sulla privacy, permessi delle app e sicurezza degli account.
  • La consapevolezza supera costantemente la percezione di controllo. Se i livelli di consapevolezza oscillano tra il 67% e l'84% nella maggior parte dei mercati, la sensazione di controllo sui propri dati scende al 39%-66%: un divario significativo tra la comprensione dei rischi e la capacità percepita di gestirli.
  • I divari più marcati si registrano nei Paesi nordici e in Giappone. Qui gli utenti attribuiscono grande importanza alle notifiche di violazione, ma mostrano minore fiducia nella propria capacità di gestire i dati online.
  • Taiwan e Hong Kong guidano la classifica della fiducia digitale. Questi mercati combinano alta consapevolezza, forte richiesta di notifiche e una delle percezioni di controllo più elevate dello studio.
  • Il Giappone registra i punteggi più bassi su più fronti. Con il 44% per la consapevolezza, il 39% per il controllo e il 49% per le abitudini di gestione, è il mercato con le performance più deboli dell'intero studio.
  • In quasi tutti i mercati, la preoccupazione supera la fiducia. Gli utenti dimostrano attenzione ai propri dati, chiedono notifiche tempestive e sono consapevoli dei rischi, eppure la fiducia nei pagamenti online e la percezione di controllo restano basse. Un segnale chiaro: servono strumenti più efficaci e maggiore trasparenza.

Chi si sente più sicuro online?

L'indagine evidenzia come la fiducia nella privacy online non sia uniformemente distribuita tra i diversi segmenti. Determinati gruppi di rispondenti manifestano consapevolezza, abitudini consolidate e percezione di controllo significativamente superiori rispetto ad altri:

  • Consapevolezza della privacy online tra gli italiani disoccupati. Gli italiani disoccupati manifestano i livelli più bassi (28%) di consapevolezza e coinvolgimento nella protezione della privacy online.
  • La segmentazione generazionale nella mitigazione dei rischi online. La divisione per generazione non segue un andamento lineare nella mitigazione dei rischi. Sia la Gen Z che i Baby Boomer registrano i punteggi inferiori (27%) nella gestione attiva della privacy dei dati.
  • L'indipendenza occupazionale come driver dell'engagement digitale. L'indipendenza occupazionale è il predittore più significativo di un engagement digitale positivo. I lavoratori autonomi, gli imprenditori e i freelancer mostrano performance superiori nella mitigazione dei rischi (70%), nella fiducia nei pagamenti (68%) e nel controllo delle proprie risorse personali online (61%), suggerendo che la gestione autonoma di questioni digitali e finanziarie correlate a maggiore consapevolezza digitale.
  • Genitorialità e istruzione come fattori di engagement. Le famiglie con figli e un livello d'istruzione superiore mostrano una propensione maggiore al controllo e alla gestione proattiva della privacy. La genitorialità emerge come il fattore più significativo di responsabilità consapevole, determinata sia dall'obbligo verso i familiari che da un'istruzione avanzata, che stimola un engagement digitale più deliberato.

Cosa raccontano i dati

I dati sugli italiani confermano un trend globale diffuso: le persone sanno che i dati personali hanno valore, sono attente ai rischi online e si aspettano avvisi rapidi in caso di fughe o violazione. Eppure, la consapevolezza non sempre genera fiducia. Molti capiscono come i siti, le app e i servizi online raccolgono i dati, ma pochi sentono di avere davvero pieno controllo una volta che le informazioni finiscono sul web.

Questo divario è evidente nelle scelte digitali quotidiane: dai permessi delle app alle impostazioni del browser, dagli account online ai dispositivi connessi.

"Tutelare la propria privacy richiede decine di piccole scelte quotidiane, distribuite su servizi e piattaforme diverse. Ma se le impostazioni sono confuse, i permessi opachi e le pratiche di raccolta dati poco chiare, anche gli utenti più attenti finiscono per navigare a vista", spiega Marijus Briedis, CTO di NordVPN.

Proteggere i dati personali spesso inizia da semplici abitudini: rivedere le impostazioni di privacy, usare password sicure, navigare con una VPN affidabile attenta alla riservatezza e alla sicurezza degli utenti, e usare strumenti come Threat Protection Pro™ di NordVPN per individuare i rischi online prima che sia troppo tardi.

Nota metodologica

NordVPN ha condotto un'indagine campionaria su utenti internet in 23 mercati internazionali nel periodo compreso tra il 10 febbraio e l'8 aprile 2026, coprendo le aree geografiche di Nord America, Europa, America Latina e Asia. Il campione include Paesi quali Italia, Stati Uniti, Canada, Australia, Regno Unito, Germania, Giappone, Brasile e Messico, oltre a ulteriori mercati europei e asiatici.

L'indagine ha esplorato cinque dimensioni critiche della privacy online: il grado di consapevolezza sui dati personali, il livello di confidenza digitale percepito, la percezione di controllo sui propri dati, l'importanza attribuita a notifiche tempestive di violazione, e la frequenza di revisione delle impostazioni di privacy.

Il campione comprende 1.000 rispondenti per la maggior parte dei mercati, con 800 intervistati nei Paesi di Spagna, Corea del Sud, Svizzera, Hong Kong e Taiwan. L'intervallo di età principale è 18-74 anni, con adattamenti locali in mercati selezionati.

La selezione dei campioni è stata effettuata mediante stratificazione per età, genere e luogo di residenza, assicurando rappresentatività a livello nazionale. I dati sono stati raccolti attraverso piattaforme di ricerca online certificate operate da Cint, Norstat e SYNO International, in funzione del mercato specifico.

Il materiale integrale relativo alla presente ricerca è consultabile qui.

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Disponibile anche in: English.

Chiara Ribaldo | NordVPN

Chiara Ribaldo

Chiara è una copywriter convinta fermamente che ogni argomento a questo mondo possa trasformarsi in una straordinaria storia da raccontare e dalla quale imparare.